LE ORIGINI
Il recente ritrovamento, in località Gerbo, di una bella ascia neolitica in pietra verde ha acceso l'interesse degli studiosi della preistoria verso il territorio di Morazzone.
La sua scoperta lascia supporre che esso fosse frequentato dall'uomo tra la fine del V e gli inizi del III millennio a.C.
Cospicue sono, invece, le testimonianze epigrafiche di epoca romana dal cui momento così ricco di testimonianze e di memorie storiche, Morazzone piomba nel buio dell'anonimato durante i lunghi secoli del Medioevo.
Dopo un periodo di decadenza in cui il contado subì un processo di smembramento e di frazionamento, verso la fine del XII secolo esso riacquistò importanza diventando pubblico fortilizio del Comune di Milano.
Coinvolto infine nelle lotte fra Visconti e Torriani, Castelseprio venne distrutto nel 1287 da Ottone Visconti.
DAL TRECENTO ALLA FINE DEL SEICENTO
Durante tutto il Trecento e la prima metà del Quattrocento, le vicende storiche di Morazzone sono lasciate ancora nell'ombra; di quel periodo rimangono solo alcuni documenti frammentari come gli "Statuti delle strade e delle acque del contado di Milano" del 1346.
Il nostro villaggio torna agli onori della cronaca dalla seconda metà del Cinquecento fino al terzo decennio del Seicento soprattutto grazie alla straordinaria figura di Pier Francesco Mazzucchelli.
In uno scenario già assai tormentato, nel decennio 1560-1570 la vita del paese viene sconvolta da una catena di delitti e di violenze; nel 1576 scoppia la cosiddetta "peste di S. Carlo"; nel 1593 Morazzone è obbligato a versare una tassa straordinaria per pagare i compensi dati a chi ha ucciso o ha catturato dei lupi, che costituivano un vero flagello per la zona; nel 1630, infine, scoppia un'altra terribile pestilenza.
Passano pochi decenni e la corona spagnola, che occupa la Lombardia, decide di infeudare molte terre ancora "libere": tra queste vi è anche Morazzone, che il 19 agosto 1647 viene infeudato.
L'ETÀ CONTEMPORANEA
Dopo i rivolgimenti politici e sociali legati al contrastato periodo napoleonico (fine Settecento inizio Ottocento), Morazzone tornò, sotto l'Austria, a condurre una vita anonima e tranquilla e venne di nuovo alla ribalta della storia solo in occasione dello scontro armato combattuto il 26 agosto 1848 tra un piccolo contingente garibaldino e le truppe austriache. Dopo il conseguimento dell'unità nazionale, il nostro paese confermò, consolidandolo, il suo ruolo, che continua tuttora, di piccolo centro ruotante attorno a Varese e Milano.
Nel periodo a cavallo tra Ottocento e Novecento, e anche nei decenni successivi, la relativa vicinanza con le principali vie di comunicazione che collegano Varese a Gallarate e a Milano (che proprio in quegli anni o furono costruite ex novo oppure vennero ampliate), facilitò ai morazzonesi gli spostamenti, i movimenti, gli scambi, e quindi favorì la crescita economica e culturale del paese.
In questo secondo dopoguerra, poi, Morazzone ha seguito le vicende politiche, sociali, culturali del nostro Paese svolgendo sì un ruolo un po' defilato, ma comunque sempre attivo e presente. Inoltre ha vissuto senza particolari sconvolgimenti il passaggio, sicuramente non facile, da un'economia di tipo prevalentemente agricolo a una di predominante carattere artigianale e, poi, a una di tipo post-industriale.
Ha assorbito inoltre senza grossi traumi il rilevante fenomeno immigratorio prima dal Veneto e poi dal Meridione, che ha contribuito in modo ragguardevole all'aumento della popolazione, passata dai 2000 abitanti circa del 1950 ai 4199 del 31 dicembre 1998.
Le cospicue testimonianze epigrafiche di epoca romana trovate a Morazzone, e che hanno attirato l'attenzione e l'interesse degli studiosi di quel periodo (Bonaventura Castiglioni e Teodoro Mommsen), erano custodite presso la chiesetta di S. Maria Maddalena fino agli inizi del secolo scorso.
Oggi a Morazzone si trovano i due blocchi di granito e la lapide di serizzo già studiati dal Mommsen, tutti collocati all'interno della chiesa parrocchiale di S. Ambrogio: i due blocchi ricordano la nascita, lo status sociale e, uno dei due, anche la morte sul luogo dei due fratelli Marco e Lucio Sentii, vissuti nel I secolo d.C., legionari della IV legione Scitica, appartenenti alla tribù Oufentina.
La lapide funeraria, invece, fu fatta incidere anch'essa sul finire del I secolo da Marco Campilio Daphnos, liberto di Marco Campilio Fusco (il quale ricopriva a Milano la carica di séviro senior) a ricordo della moglie Donnia Pupa.
Una così rilevante concentrazione di reperti romani in una unica località lascia supporre o che il nucleo originario del paese fosse proprio alla Maddalena oppure che in quel luogo si trovasse una necropoli.
A proposito dei due blocchi dei fratelli Sentii, si può affermare che la fortuna che essi hanno goduto nel corso dei secoli è stata costante, tanto che una delle ipotesi più antiche e radicate sulle origini del nome del paese chiama in causa proprio la gens Sentia: secondo questa supposizione esso sarebbe nato dalla combinazione dell'espressione mora Sentium.
Tale ipotesi, però, negli ultimi tempi ha perso consistenza poiché appare troppo scopertamente creata ad hoc per nobilitare le origini del paese.
Recentemente è stata prospettata la possibilità di un'origine celtica della base "Mor", forse traccia di una tribù staccatasi dal popolo dei Morini, che ha dato origine ad altri numerosi toponimi come Mornago, Mornasco, Morcote.
PERSONAGGI E DOCUMENTI
Pier Francesco Mazzucchelli detto "il Morazzone" nacque nel nostro paese nel luglio del 1573 e morì nel 1626.
Il Mazzucchelli lasciò una traccia profonda nella storia della pittura realizzando una serie di pregevoli opere soprattutto nel territorio della regione padana e prealpina occidentale e, in particolare, nella singolare realtà storico-artistico-ambientale dei Sacri Monti.
Dagli scritti dei cronisti seicenteschi Tatto e Adamollo e dai verbali delle visite pastorali effettuate dai due cardinali cugini Carlo e Federico Borromeo veniamo a conoscenza di interessanti notizie riguardanti le vicende sociali, religiose e di costume di Morazzone.
Ne emerge uno scenario assai tormentato, caratterizzato da una forte conflittualità e da gravi problemi di ordine economico, sanitario e ambientale.
Nel decennio 1560-1570 la vita del paese viene sconvolta da una catena di delitti e di violenze; nel 1576 scoppia la cosiddetta "peste di S. Carlo"; nel 1593 anche Morazzone, come gli altri paesi della pieve di Castelseprio, è obbligato a versare una tassa straordinaria che serve a pagare i compensi dati a chi ha ucciso o ha catturato dei lupi, che costituivano nella zona un vero flagello; nel 1630, infine, scoppia un'altra terribile pestilenza, quella descritta dal Manzoni nei "Promessi sposi".
A cavallo tra Ottocento e Novecento, particolare rilievo sociale assunse l'istituzione dell'Opera Pia Castiglioni, fondata da don Eugenio Castiglioni nell'ultimo decennio del secolo scorso, che provvide al ricovero, all'assistenza e alla cura gratuita o semigratuita di morazzonesi poveri e/o inabili, anticipando così, nella sua lungimiranza, un'esigenza fondamentale dei nostri tempi.
Il Morazzone
Pier Francesco Mazzucchelli, detto "Il Morazzone", nacque a Morazzone (Va) nel 1573.
Iniziò l'apprendistato in giovane età, a Roma, nella bottega del Cavalier D'Arpino dov'era presente, in quegli anni, anche il Caravaggio.
Le sue prime opere furono gli affreschi di S. Silvestro in Capite a Roma.
Da Roma fuggì improvvisamente a causa di una relazione e ritornò in terra lombarda dove iniziò a lavorare alla Cappella del Santo Rosario nella basilica di S. Vittore in Varese.
Nel 1599 si sposò a Morazzone con Anna Castiglioni da cui ebbe numerosi figli.
Tra il 1602 e il 1606 lavorò al Sacro Monte di Varallo e, negli stessi anni, ai quadri della vita di S. Carlo Borromeo per il Duomo di Milano.
Nel 1609 affrescò la Cappella della Flagellazione al Sacro Monte di Varese.
Operò poi di nuovo al Sacro Monte di Varallo, ed al Sacro Monte di Orta alla Cappella della Porziuncola.
Per la basilica di S. Vittore a Varese, dipinse gli affreschi delle pareti e i quindici rami del Rosario per la Cappella omonima, ed una tela con la Maddalena trasportata in cielo.
Negli ultimi anni della sua vita, dimorò a Milano, più volte chiamato da Federigo Borromeo.Tra il 1622 e il 1623, invitato alla Corte di Mantova, rifiutò gli incarichi perchè malato.
Morì probabilmente nel 1626 lasciando incompiuti affreschi nel Duomo di Piacenza che furono terminati poi dal Guercino.
Si ritiene che sia sepolto a Morazzone.