LOCALITA' da SCOPRIRE
Chiesa di S. Ambrogio
La chiesa è stata costruita nel 1814-1817 dedicata a S. Ambrogio. Sorge nel luogo stesso in cui nel 1557 veniva demolita la chiesa dedicata a S. Pietro. Dalla documentazione risulta che, intorno al 1810 il parroco Don Antonio Parrocchetti, riteneva fosse necessaria la costruzione di una chiesa più capiente e ne affidava la progettazione all’architetto Simone Cantoni (Muggio - Canton Ticino, 1736-1818).Nel 1907 veniva edificato l’oratorio di S. Giuseppe adiacente al lato sinistro della chiesa; all’interno si trovano vecchie murature con la sinopia dell’affresco raffigurante S. Ambrogio, (inizio 600) attribuito a Pier Francesco Mazzucchelli detto Il Morazzone, o della scuola, ora strappato e posto nella controfacciata della chiesa.
L’INTERNO
La chiesa è a croce greca, con quattro altari laterali. Il presbiterio è sopraelevato di tre gradini rispetto alla navata con l’altare maggiore e un tempietto.
Sono presenti 2 lapidi in serizzo, di recupero dalla distrutta chiesa della Maddalena, che cita i fratelli Sentii, riportanti le seguenti iscrizioni: L(ucius) Sentius L(ucii) f(illius) Ouf(entina) (tribu) / Niger signifer / leg(ionis) quartae Scyticae / hic natus hic situs est. (Lucio Senzio Nigro figlio di Lucio, della tribù Oufentina, vessillifero della legione quarta sciitica, quì è nato, qui è sepolto) e M(arcus) Sentius L(ucii) F(ilius) Ouf(entina tribu) / Macer veteran(us) / leg(ionis) quartae Scyticae/sibi et fratri suo / V(ivus) F(ecit) (Marco Senzio Macro figlio di Lucio della tribù Oufentina, veterano della legione quarta, la Scitica, fece fare da vivo per sè e per il fratello).
Inoltre una lapide indicante: V(ivus) F(ecit). Dis manibus / memoriam / Donniae / Donnedonis f(iliae) / Pupae M(arcus) / Campilius M(arci) / Campili Fusci / seviri senioris [l(ibertus)] / Daphnos mar(itus) [p(osuit)] sibi et co[(niugi)] (Ancora vivente fece fare il sepolcro. Agli Dei Mani. Marco Campiglio Dafno liberto di Marco Campiglio Fusco seviro senior in memoria di Donnia Pupa figlia di Donnedone. Il marito pose per sé e per la moglie).
Datazione delle lapidi: I secolo d.c.
Sopra il blocco di serizzo si trova il quadro della Maddalena (XVI secolo) e una campana, altri resti qui riportati della chiesa della Maddalena
Altre opere sono presenti all’interno della chiesa: dietro l’altare una Crocifissione su tela del XVII secolo, nella controfacciata un San Filippo apostolo del XVII secolo, una Giuditta con la testa di Oloferne e un Cristo con l’adultera, entrambi del XVII secolo.
In fondo si trovano l’acquasantiera e il battistero in marmo di Arzo (XIX secolo).
PARTE DESTRA
All’ingresso è posta la cappella della Madonna delle Grazie con un affresco di autore ignoto (XVI secolo). Nel 1914 ha subito delle riparazioni e interventi decorativi. E’ presente una tela raffigurante il battesimo di Gesù, di autore ignoto del XVII secolo.
Segue l’altare dei Santi Ambrogio e Carlo. La pala raffigura in primo piano i due santi, e nella parte superiore due angeli che reggono la croce con la reliquia del Santo Chiodo. La pala recentemente restaurata, è firmata dal pittore Giovanni Battisti Bertini (Milano, 1799-1849).
PARTE SINISTRA
A sinistra la cappella di S.Giuseppe (1920) voluta dal parroco Don Giuseppe Motta. Sull’arcone della cappella si notano pregevoli affreschi del battesimo di Gesù, sormontato da angeli e Eterno Padre.
Poi la cappella della Beata Vergine del Rosario, circondata di quindici “tondi” rappresentanti i misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi.
L’organo è opera del celebre organario varesino Eugenio Biroldi 1824.
LA TORRE CAMPANARIA
La torre campanaria è costruita a fianco della chiesa parrocchiale. Eretta nel 1582 reca incisa una data 1646 (anno indicativo previsto per la fine dei lavori).
Chiesa di Santa Maria Madre
E’ stata edificata probabilmente nel XV secolo su una cappella precedente che risaliva almeno al XIII secolo, come è comprovato dagli spezzoni di muro riportati alla luce dal recente restauro del 1987/88 pietre che si possono ancora ammirare.
La chiesa è stata importante punto di riferimento, testimoniato dalle sepolture sotto il pavimento.
E’ stata sede di una cappellania dal 1449: era cioè officiata quattro giorni alla settimana da un cappellano stabile, il quale abitava nelle vicinanze e nei restanti tre giorni celebrava nella chiesa di S. Giorgio a Schianno. Questo servizio religioso godeva di cospicue rendite attraverso poderi lasciati in eredità da Giovanni Antonio Bizzozero, ricco proprietario di Varese.
Al suo interno si trovano dipinti votivi dei secc. XV e XVI: S. Rocco accanto ad un lacerto di presepio (con pregevole S. Giuseppe), una Madonna in trono con Bambino, S. Antonio Abate (patrono dei contadini) e ciò che resta di una figura di santo Vescovo (Ambrogio?). Un avanzo di una crocifissione è riportata sopra la porta laterale.
Sopra gli altari dell’abside e della cappella di sinistra sono posti una recente Madonna con Bambino e un antico S. Antonio abate con gli specifici simboli del maiale e del fuoco (invocato contro il cosiddetto fuoco di S. Antonio).
Sui muri laterali si trovano le litografie della Via Crucis donate da un emigrante morazzonese a fine ‘800 con scritte esplicative in lingua francese e spagnola.
La popolazione del luogo è molto legata a questa chiesa: è officiata settimanalmente e molto sentito è il culto verso Maria, testimoniato anche dagli ex-voto posti sotto la statua mariana.
Monumento in ricordo del 26 agosto 1848
Si trova vicino alla piazza principale, di fronte alla Villa Bottelli-Perucconi ed è stato eretto in ricordo della battaglia combattuta il 26 agosto 1848 fra Garibaldini e Austriaci.
Casa natale di Pier Francesco Mazzucchelli
La casa natale di Pier Francesco Mazzucchelli detto Il Morazzone, celeberrimo artista del '600 lombardo, si trova all'interno di una corte del 1400, nella parte alta del paese.
Il Morazzone
Pier Francesco Mazzucchelli, detto "Il Morazzone", nacque a Morazzone (Va) nel 1573.
Iniziò l'apprendistato in giovane età, a Roma, nella bottega del Cavalier D'Arpino dov'era presente, in quegli anni, anche il Caravaggio.
Le sue prime opere furono gli affreschi di S. Silvestro in Capite a Roma.
Da Roma fuggì improvvisamente a causa di una relazione e ritornò in terra lombarda dove iniziò a lavorare alla Cappella del Santo Rosario nella basilica di S. Vittore in Varese.
Nel 1599 si sposò a Morazzone con Anna Castiglioni da cui ebbe numerosi figli.
Tra il 1602 e il 1606 lavorò al Sacro Monte di Varallo e, negli stessi anni, ai quadri della vita di S. Carlo Borromeo per il Duomo di Milano.
Nel 1609 affrescò la Cappella della Flagellazione al Sacro Monte di Varese.
Operò poi di nuovo al Sacro Monte di Varallo, ed al Sacro Monte di Orta alla Cappella della Porziuncola.
Per la basilica di S. Vittore a Varese, dipinse gli affreschi delle pareti e i quindici rami del Rosario per la Cappella omonima, ed una tela con la Maddalena trasportata in cielo.
Negli ultimi anni della sua vita, dimorò a Milano, più volte chiamato da Federigo Borromeo.Tra il 1622 e il 1623, invitato alla Corte di Mantova, rifiutò gli incarichi perchè malato.
Morì probabilmente nel 1626 lasciando incompiuti affreschi nel Duomo di Piacenza che furono terminati poi dal Guercino.
Si ritiene che sia sepolto a Morazzone.